L'autrice si racconta

Sono nata a Giulianova, in Abruzzo, in quella che poi ho sempre chiamato la casa magica.

Era la casa dei miei nonni, sperduta nella campagna, ombreggiata da un pergolato di glicine, e lì ho trascorso i lunghi mesi estivi fino agli otto anni. La casa magica

Così, per tutto l’inverno, non facevo che aspettare l’estate.

Nella casa dei nonni mi sembrava di vivere in un mondo magico e senza tempo. C’erano i grilli, le lucciole, i profumi della campagna, i tramonti silenziosi, i coniglietti così piccoli che stavano comodamente in una tasca e poi i bambini del giardiniere, che io invidiavo perché potevano camminare ovunque a piedi nudi.

Di quelle estati ricordo anche le storie che mi raccontava mio padre.

La casa aveva tante stanze e tutte erano animate da leggende diverse. Solo molto più tardi ho saputo che le inventava lui.

A me piace pensare che sia stato proprio mio padre a trasmettermi il gusto di creare storie.


Ancora oggi la casa magica ha un posto privilegiato nella mia memoria, anche se ho avuto la fortuna di vivere in molti luoghi bellissimi.

Mosciano S. Angelo A Lecce, per esempio, dove il barocco ha tessuto merletti di pietra sulle facciate delle chiese e dei palazzi.

A Milano, città dal vasto respiro e dagli eventi irripetibili.

A Mosciano S. Angelo, un piccolo centro in collina, dove la vita può essere assaporata adagio e i rapporti umani non sono bruciati dalla fretta.

In Messico, a Puebla, città splendida che rimanda, in ogni suo angolo, alla forte presenza degli antichi conquistatori spagnoli.

Adesso vivo a Bologna, in una casa con le finestre affacciate su un parco di abeti, nonostante sia nel cuore del centro storico.


Mi sono laureata con lode in Lingue e Letterature straniere e poi ho sposato un uomo che ammiro moltissimo per le sue qualità, ma prima di tutto per la tenacia. Infatti non è sempre facile vivere accanto a una donna che a volte incanta lo sguardo perché sta pensando a come sciogliere un nodo nel romanzo di turno.

I nostri due figli si chiamano Claudio e Marco: entrambi laureati, stanno sperimentando la loro strada nella vita. Ornella Albanese


Inventare storie è una passione che ho avuto da sempre. Fin da piccola ho scritto favole, poesie, racconti.

Ho cominciato a pubblicare a sedici anni, collaborando alla narrativa di alcune riviste (Gioia, Bella, Milleidee) con una vasta produzione di racconti gialli e rosa. Anche attualmente scrivo per Intimità romanzi brevi e a puntate.

Dal 1997, con lo pseudonimo di Alba O'Neal, ho pubblicato per la casa editrice Le Onde, otto romanzi contemporanei che mi hanno permesso di sperimentare generi diversi: drammatico, brillante, surreale, thriller.

Nel 1998 ho scoperto il Romance storico, e così è cominciata la mia collaborazione con Mondadori, e la conseguente pubblicazione di undici titoli nella collana I Romanzi.

E infine ho esordito in libreria con un thriller medievale per Leggereditore, L'anello di ferro, seguito l'anno successivo da L'Oscuro mosaico, sempre per Leggereditore, che, pur essendo autoconclusivo, porta avanti le storie dei due personaggi più amati del primo romanzo.


E' stato davanti a un castello severo ed enigmatico, Castel del Monte, che ho deciso di scrivere il mio primo romance storico: Il volo del falco.

Una caratteristica del Romance è quella di rendere verosimili storie dagli intrecci spesso improbabili, quindi l’attendibilità storica, a mio parere, deve essere rigorosa. Ecco perché ho deciso di far muovere i personaggi di quel primo romanzo all’interno del castello di Federico II, seguendo la reale disposizione delle stanze, della corte, degli accessi alle torri.

Antica stampa di Castel del Monte Pianta di Castel del Monte


Ma inseguo l’attendibilità anche in piccoli particolari che possono passare inosservati: lo smeraldo che brilla al dito medio di Federico II in Cuore di Lupo, per esempio, è rigorosamente storico, come si è visto quando è stato scoperchiato, in tempi più recenti, il suo sarcofago. E se durante una serata musicale, in Inganni d’amore, il pianista si chiama Emanuele Muzio, non si tratta di un nome inventato, Emanuele Muzio è esistito davvero ed era un allievo di Giuseppe Verdi.

Scena di guerra Mi piace collocare i miei romanzi nel medioevo perché ritengo sia un periodo così tormentato della nostra storia da amplificare le pulsioni degli uomini: si uccideva con più ferocia, si credeva in Dio con più fanatismo, si coltivavano ambizioni ossessive, si perseguitava con più crudeltà e si amava con più furore.

Nei romanzi ambientati nell’Ottocento, invece, mi piace giocare su registri diversi: la sensualità si fa morbida, le situazioni intriganti, i dialoghi spesso brillanti o ironici.


Quando mi chiedono cosa serve per scrivere una bella storia, io rispondo sempre il cuore. La mente è importante perché supporta il lavoro, disciplina il sentimento per smussare gli eccessi, crea il perfetto congegno della trama, suggerisce l’ironia. Ma tutto va scritto col cuore. Forse non si creerà il best-seller, ma sicuramente si raggiungeranno altri cuori. Quelli dei lettori che sanno volare.

Perché una volta ho letto che tutti siamo dotati di ali, ma solo chi ha cuore e fantasia riesce a volare. Muci




Per finire, due righe dedicate a Muci, la nostra gatta dagli occhi color topazio, che praticamente vive accanto al mio portatile e quindi condivide con me ogni singola parola che scrivo.

Sapete che comincio a nutrire il sospetto che sia in grado di decifrare la scrittura degli umani?


firma Ornella Albanese